Le trappole della traduzione automatica

Facebook is learning first-hand about the limitations of modern translation technology. The social media firm has apologized after people discovered that that translating Chinese President Xi Jinping’s name from Burmese to English led to him being called “Mr. Shithole” — no, we’re not kidding. The company blamed a “technical issue” for the flaw. It didn’t have Xi Jinping’s name in its Burmese database and made a wild stab at the translation, where it clearly fell apart. Other words starting with “xi” or “shi” also led to “shithole” translations.

Facebook says glitch led to rude translation of Chinese leader’s name

Questo è il motivo per cui servono i traduttori in carne e ossa.

Ammetto la mia ignoranza

Confesso che non avevo idea del fatto che la finanza “halal” seguisse regole e dettami molto diversi da quelli del capitalismo anarchico occidentale. È una distanza culturale importante, ben descritta in questo articolo.

Il Louvre di Abu Dhabi (Wikipedia)

A questo punto mi toccherà studiare: ma anche prendere in considerazione questo aspetto quando leggo, osservo, ascolto informazioni e notizie relative al rapporto tra Medioriente e Occidente.

Come installare i GMS su Mate 30 Pro in 10 passi

(la recensione completa è su StartupItalia)

La sequenza per installare i Google Mobile Services (GMS) su Huawei Mate 30 Pro la trovi di seguito: ricorda, però, che stai operando al di fuori di ogni forma di garanzia e se mandi il tuo telefono a farsi benedire, o se ti ritrovi le tue foto caricate su Rotten, è perché hai deciso di operare a tuo rischio e pericolo una procedura non documentata e al limite della legalità. Se sei sicuro di quello che stai per fare, procedi.

  1. Rimuovi la SIM dal telefono (se l’hai già inserita)
  2. Ripristina il Mate 30 Pro alle condizioni di fabbrica (nota bene: perderai tutto quanto sul telefono): Impostazioni > Sistema e aggiornamenti > Esegui il reset del telefono
  3. Scarica questo archivio che contiene quanto serve per effettuare l’operazione: HuaweiMate30Pro_GoogleMobileServices .zip
  4. Estrai i file nell’archivio, e piazza le due cartelle risultanti su una chiavetta USB che potrai collegare alla porta USB del Mate 30 Pro (ti serve qualcosa tipo questa o questo: nota bene, non sono link referral e non ci guadagno nulla)
  5. Avvia il telefono, completa il setup iniziale evitando accuratamente di configurare la WiFi, avviare qualsiasi servizio, impostare PIN, password di sblocco, sblocco col viso o l’impronta digitale: il telefono deve restare rigorosamente offline (tutte le configurazioni del caso si possono fare dopo)
  6. Quando sei arrivato alla schermata home, inserisci la chiavetta USB nella porta del telefono e poi ripristina il backup contenuto nella cartella Huawei. Per farlo: Impostazioni > Sistema e aggiornamenti > Backup e ripristino > Backup dati > Memoria esterna > Memoria USB
  7. Sulla prima schermata utile troverai una nuova app con icona con una G colorata e una scritta in cinese: tap (clic, dillo come ti pare) e apri questa app. Il sistema chiede di concedere privilegi di amministrazione: accetta (attiva, consenti) e poi torna alla schermata home (non serve fare altro in quella app)
  8. Individua l’app Gestione file e procedi a installare i pacchetti relativi ai GMS dal 1 al 9: è una procedura che richiede un paio di tocchi per APK, ricordati di consentire l’installazione da fonti esterne e di effettuare un controllo dei file sorgenti. Per individuare i pacchetti dentro Gestione file: Unità USB > gms
  9. Completata l’installazione dei pacchetti collegati al WiFi, procedi sul Play Store e configura il tuo account Google
  10. Procedi a disinstallare l’app col nome cinese, smonta la chiavetta USB, completa la configurazione del telefono (inserisci la SIM, configura impronta, riconoscimento del viso ecc)

Complimenti, ora il tuo telefono è perfettamente integrato nel mondo Google. Al momento l’unica funzione che non è possibile attivare è quella relativa a Google Pay (Huawei Pay arriva a breve).

Il problema di episodio 9 (UPDATE)

UPDATE 01: Ci sono un paio di post molto interessanti su Reddit che spiegano, o almeno potrebbero essere una spiegazione, quanto scrivo di seguito. Semplificando: quello che abbiamo visto al cinema è frutto di una quantità assurda di compromessi fatti in virtù di esigenze commerciali, e il risultato finale non rispecchia la visione di JJ e del resto della crew. Ve li linko di seguito e vi invito a leggerli.

1. Here’s what I’ve been told from a source that worked on TROS

2. Some Clarifications About My TROS Post and a Statement From My Source

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Se non vivete su Marte, saprete che a metà dicembre è uscito l’ultimo capitolo che chiude la tripla trilogia di Guerre Stellari (Star Wars): per alcuni di noi, compreso il sottoscritto, era un momento atteso da 40 anni.

Se non vivete su Marte, saprete che il pubblico di appassionati si è diviso: sono molte le voci critiche sulla riuscita dell’ultimo film firmato JJ Abrams. Riassumendo, senza fare spoiler, secondo alcuni (compreso il sottoscritto) il finale di 42 anni di storia è sciatto e scialbo.

In questa ultima trilogia si sono succeduti tre approcci: episodio 7 era decisamente mutuato nella trama, intreccio e messa in scena da almeno due capitoli della trilogia originale. Episodio 8, più originale e cupo (come era episodio 5, d’altronde), si stacca da questo approccio ed è senza dubbio il più introspettivo e interessante della serie (e anche il meglio riuscito): c’è un tema sociale (sebbene edulcorato), un discreto approfondimento della psicologia dei personaggi, bella fotografia e bei dialoghi. Episodio 9 ritorna, visto anche che torna il regista del 7, all’approccio precedente: ma lo fa con meno impegno, deve chiudere una serie di filoni e lo fa senza andare troppo per il sottile per cercare di stare dentro le 2 ore di film (e spicci).

Tecnicamente, ci sono delle informazioni di cui tenere conto. Vediamo quali (la fonte di tutto è Wikipedia).

L’ascesa di Skywalker (2019)

RegiaJ. J. Abrams
SoggettoJ. J. Abrams, Chris TerrioColin TrevorrowDerek Connolly
personaggi creati da George Lucas
SceneggiaturaJ. J. Abrams, Chris Terrio
ProduttoreKathleen Kennedy, J. J. Abrams, Michelle Rejwan

Come è evidente, il secondo ha regista e sceneggiatore diverso. E infatti la storia è diversa, così come la regia: migliore, insomma, sotto ogni punto di vista. Johnson sarebbe dovuto tornare anche per il 9, dopo che il regista originale si era sfilato, ma ha preferito lasciar perdere (non aveva potuto mettere mano al copione, ne era stato estromesso anni fa): allora ci si è rimesso JJ.

Il risultato di questo “ripiego” è evidente: dialoghi slegati, buchi di sceneggiatura, il personaggio di Leia riportato in vita sfruttando vecchi spezzoni girati con la Fisher ancora in vita e adattati alla meno peggio. La domanda sul perché non si sia deciso di ricreare completamente digitale il generale Organa rimane senza risposta (lo avevano fatto con Tarkin in Rogue One): non è che sia un problema di budget, han speso 250 milioni di dollari circa per ‘sto episodio.

Riassumendo, i problemi che ha incontrato episodio 9 sono evidenti: un regista di ripiego, che rimette mano a una sceneggiatura e lo fa assieme a qualcuno le cui ultime prove con mega-produzioni non sono state esattamente stellari (Justice League e Batman Vs. Superman), per tirar fuori un compitino che chiuda alla meno peggio tutte le linee di trama lasciate aperte. Il risultato è un blockbuster senz’anima, non c’è molto di quell’atmosfera e di quell’epica che pure ci ha affascinato negli ultimi anni con Rogue One.

Nella galassia, però, c’è ancora speranza.
A Rian Johnson è stata assegnata la creazione di una nuova trilogia Star Wars, slegata dalla saga attuale, che vedrà la luce nei prossimi anni. Nel frattempo, Jon Favreu ha messo in piedi uno star-western coi fiocchi con la serie TV The Mandalorian.

PS: Per il giudizio sul finale, comunque, vale il sempre ottimo Zerocalcare (occhio: contiene spoiler).