Le trappole della traduzione automatica

Facebook is learning first-hand about the limitations of modern translation technology. The social media firm has apologized after people discovered that that translating Chinese President Xi Jinping’s name from Burmese to English led to him being called “Mr. Shithole” — no, we’re not kidding. The company blamed a “technical issue” for the flaw. It didn’t have Xi Jinping’s name in its Burmese database and made a wild stab at the translation, where it clearly fell apart. Other words starting with “xi” or “shi” also led to “shithole” translations.

Facebook says glitch led to rude translation of Chinese leader’s name

Questo è il motivo per cui servono i traduttori in carne e ossa.

L’iceberg delle sardine

Con la proposta del DASPO social, il movimento delle sardine si è rivelato ciò che immaginavo potesse essere. L’ennesimo esempio italiano di chi, ottenuto un briciolo di attenzione mediatica, alla prova dei fatti quando deve mostrare la propria proposta programmatica tira fuori delle banalità qualunquiste.

Wikipedia

Non è solo tecnicamente infattibile, ma è anche pericoloso: di anonimato in Rete abbiamo parlato pochi giorni fa e valgono le stesse considerazioni.

Onestamente, stavolta manco ci avevo creduto nelle sardine. E non è (solo) che sto invecchiando.

Ammetto la mia ignoranza

Confesso che non avevo idea del fatto che la finanza “halal” seguisse regole e dettami molto diversi da quelli del capitalismo anarchico occidentale. È una distanza culturale importante, ben descritta in questo articolo.

Il Louvre di Abu Dhabi (Wikipedia)

A questo punto mi toccherà studiare: ma anche prendere in considerazione questo aspetto quando leggo, osservo, ascolto informazioni e notizie relative al rapporto tra Medioriente e Occidente.

La fine del retail?

A distanza di poche ore arrivano due notizie simili, ma non identiche, sulle sorti di due catene retail: Gamestop registra risultati pessimi durante le feste, Bose annuncia la chiusura dei suoi negozi in Europa e Nordamerica (e Giappone).

Entrambe le notizie sono legate alla crescita dell’e-commerce e al cambio di abitudini dei consumatori. Da un lato però probabilmente Gamestop ha fatto scelte errate nella gestione della sua strategia, dall’altro Bose ha azzeccato i prodotti ma deve fare i conti con una contrazione degli spazi che si può ritagliare nelle case dei consumatori.

Certo va sottolineato un dato: Gamestop e Bose sono in crisi nel retail, Apple continua ad andare a gonfie vele coi suoi Store.